DE SIO MARCO  

                                      la critica


PITTURA E LIBERTÀ

 I lavori del pittore bolzanino Marco De Sio mostrano una  costellazione molteplice di luoghi pittorici importanti.

 Dal ritratto al paesaggio passando per la natura morta, ciò che appare sulla tela è solo tratto e colore ma è esattamente in questa silenziosa, sicura fragilità del gesto e della materia che prende corpo l’intero campo del visibile in cui De Sio ci invia. Allora il tratto e il colore diviene l’abisso capace di farci vedere non l’oggetto rappresentato, non il volto riconosciuto e nemmeno il fantasma di un realismo mimetico del paesaggio, bensì la singolarità del tono, del chiaroscuro, la densità variabile della luce sui corpi e quindi l’ombra che ce li fa apparire.

Nei ritratti vediamo delle zone di indistinzione di forma e di colore da cui sembra emergere la figura oppure, al contrario, in cui pare frangersi e svanire. Ma questo movimento non è solo ascendente o discendente, è la profondità stessa, in alcuni quadri, il luogo pittorico impossibile in cui assistiamo al venire alla luce del corpo. In questo senso la figura è sempre una venuta indecidibile, inattendibile, improbabile, cui il colore dona quella consistenza che la apre all’infinito.

Le nature morte sono innanzitutto testimoni della solitudine necessaria allo studio, al lavoro rigoroso interno alla pittura e alla sensibilità.

 Quella solitudine senza la quale non è possibile nemmeno incontrare il mondo e quindi figuriamoci vederlo e renderlo visibile.

L’arte è un’ossessione e un’inquietudine incolmabile che trova la vita nel silenzio di sé e delle cose, non nel rassicurante teatrino delle anime belle.

 Ma se l’anima di De Sio è invece enormemente bella, ciò è perché ha fatto della pittura un atto di resistenza che dice di sì alla vita e quindi anche alla sua crudeltà. Ecco perché le sue nature morte sono così terribilmente vive.

Vive come i suoi paesaggi, fatti di tela, di pennellate e di odore di trementina, lì, entro i limiti di una cornice, quasi a dirci: “è tutto qui, non vedi?”. Ci sono persone che fanno dell’arte un luogo per crogiolarsi in un fantasma di sé ed altri, invece, in cui è la loro opera che diviene un gesto etico di libertà. Se i primi non ci danno che un’immagine idiota e dilettantesca dell’arte, sono gli altri, e tra questi certamente Marco De Sio, quelli da cui dobbiamo cogliere la forza che ci dona il rischio di pensare e di sentire.

                                                                                                                 Martin Calamari