PRAYER ALESSANDRO

                                      la critica


La "bottega in cui Alessandro ha appreso il mestiere sono le cattedrali della Puglia, Basilicata e Calabria che suo padre, Mario Prayer, andava affrescandodi angeli e di profeti, con rigore classico e con la froza dei grandi coloristi veneti della Rinascenza. Alessandro imparo' cosi' la Bibbia per immagini, la tecnicadella pittura murale per osservazione diretta, e le premesse di un discorso critico sull'arte. Ho visto Alessandro di appena nove anni nella chiesa di S.Michele a Foggia preparare gli spolveri con la piu' scrupolosa disigenza e a quindici, nella cattefdrale di Potenza, impegnato in panneggi e chiaroscuri, di fatto giā assistente del diletto maestro. E l'ho ritrovato, appena ventenne, a Roma nella chiesa dell'Immacolata al Tiburtino, intento ad affrescare con estrema sicurezza le quattro vele tra la navata centrale e il transetto.

Dei premi conseguiti, dei riconoscimenti, delle recensioni, l'artista non ama che se ne parli. Per lui contano i quafri, sontanto i quadri, e il giudizio "in diretta" del pubblico, non condizionato "dagli addetti ai lavori". Nelle numerose personali ha esposto 277 tra olii, disegni, acqueforti, monotipi, cosi'che se si volesse ricostruire il percorso della sua pittura non basterebbe girare per l'Italia o per l'Europa alla ricerca delle sue opere. Perchč di Alessandro Prayer č giā possibile tracciare una voluminosa monografia.

Partito con un cospicuo bagaglio tecnico dalla "bottega" , e con la romantica certezza che la pittura era la propria vita, l'artista si č modellato una forte individualitā. Pur attentissimo alle esperienze, alle svolte, ai travagli e alle novitā della cultura contemporanea, non si č mai lasciato suggestionare o assorbire da correnti figurative o da fragili estetiche di avanguardia. Certo non č difficile scoprire nei suoi colori d'estate l'influenza fauve, nella libertā e nell'immediatezza delle immagini il linguaggio erompente degli espressionisti, e nel tratto la lezione dei maggiori disegnatori contemporanei, da Picasso a Guttuso; ma ala lezione si limita a una consapevole adesione critica; a preferenze, in definitiva e a identitā comuni. Alessandro Praer sa, come uomo di cultura, che il passato č insopprimibile: si arrcchisce ma  non si nega. E' la radice di ogni nuovo innesto per impensate fioriture, Cosi' il vissuto individuale. E a questa "retrospettiva" Prayer confessa di tenere. "Nella mia pittura" -mi scriveva dopo un suo vernissage - ritrovo costantemente i ricordi: mi si presentano tutte le volte che ho davanti una tela bianca o un foglio. Anche se dipingo dal vero vi sarā sempre un elemento che non appratiene al presente. TU diresti un lapsus. Forse č la necessitā o il desiderio a non rinunciare a nessuna parte della mia vita, a non accettare i massacri del tempo. Non č quindi casuale che nei miei quadri i ricordi e la reltā si alternano nei primi piani. Perchč questo mio passato ha una sua esigenza di "epifania".

                                                                                                                                                          Giuseppe Marzano