VIGNALI ALESSANDRO  

                                      la critica


Di fronte alle tele di Vignali la sensazione è quella di essere aspirati nel caos della creazione. Tutto contribuisce all'assorbimento di chi osserva: il grande formato, l'ambientazione di un esotismo nordico e una sicura pittura gestuale. Non riusciamo subito ad inquadrare l'opera in una categoria che ci rassicuri, l'uniformità stilistica e gli elementi narratvi riconducibili al Neo-Espressionismo di un Kiefer e alla Transavanguardia annullano un primo preconcetto giudizio di pittore naif e in un secondo momento si impone  in tutta la sua sorprendente chiarezza un ulteriore livello di lettura dell'opera quale composzione astratta in cui i vari elementi figurati nei dettagli si fondono dando vita a un pattern vibrante di dimensioni ambientali. La materia densa della della pittura si organizza in composizioni complesse, allusive ad una figurazione immaginifica e poetica che recupera sogni infantili e metamorfosi favolose. Storie visionarie di battaglie di uomini contro uomini, formiche che distruggono ciò che loro stesse hanno costruito annullando ogni tracia di natura. La macchina, in quanto prodotto umano di eccellenza, che sia nave, aeroplano o architettura, è appendice, si fonde con l'essere che la manovra, che la popola. Ciò è espresso per mezzo di forme e campiture fatte per tratti paralleli di colore che smaterializzano la densità. dinamizzzando la percezione. E? tutto un processo di combustione ad alta temperatura emozionale, abolita è la distanza tra la terra e il cielo, tra la vita e la storia , tra il reale ed il soggettivo. Pare non esserci spazio al di gfuori dell'opera di un artista il cui lavoro è il proprio destino; ed è qquesto ciò che ci sconcerta, abituatu alle mediazioni di un''arte filtrata, raffreddata dalla tecnica o imperniata sul concetto.

Andrea De Angelis, 2005.